domenica 17 dicembre 2017

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TONY CURTIS (Bernard Herschel Schwartz, New York, USA 03/06/25- Henderson, Nevada, USA, 29/09/2010)
Da una coppia di immigrati ebrei ungheresi, nacquero tre figli di cui il più grande era TONY CURTIS, nato appunto Bernard Herschel Schwartz: cresciuto in povertà, il piccolo futuro divo del cinema imparò presto che avrebbe dovuto basarsi molto su se stesso per spuntarla. Solo il padre lavorava, in famiglia, e il denaro era poco: i genitori, viste le condizioni in cui la famiglia versava, affidò i due ragazzi più grandi ad un orfanatrofio, convinti che lo Stato americano avrebbe potuto crescerli meglio. Settimane dopo, probabilmente pentitisi della loro scelta, i genitori andarono a reclamare indietro i due ragazzini ( era il 1935), ma questo creò una frattura tra il piccolo Bernard e la sua famiglia, benchè fosse legatissimo al fratellino Julius. E proprio una tragedia che colpì il fratello, segnò il ragazzo: un camion investì e uccise Julius. Nel 1942, Bernard si arruolò in marina per guadagnare bene, e sfuggire ai tanti problemi familiari, servendo per due anni sul sommergibile USS Proteus: con il congedo, nel 1945, potè iscriversi gratuitamente ad una scuola di recitazione, e, conseguentemente, sostenere un provino per la New York Dramatic Workshop, venendo scritturato. Dopo essere apparso in ruoli secondari in rappresentazioni teatrali, conobbe JOYCE SELZNICK, nipote del famosissimo produttore DAVID O. SELZNICK, che era un'agente teatrale.  Presentato al tycoon, che gli suggerì di cambiare nome, e fu scelto "Tony Curtis", preso dal romanzo ""Avorio nero". Con questo nuovo appellativo, iniziò ad apparire in piccole parti in  produzioni a basso costo, e il primo ruolo di un certo peso, in un film di discreta importanza, sebbene brevissimo, fu in "DOPPIO GIOCO", nel 1949, in cui faceva ingelosire BURT LANCASTER ballando con YVONNE DE CARLO. Nello stesso anno impersonò uno dei membri di una gang in "MALERBA". L'anno seguente colpì' la sua performance in "SIERRA", e, finalmente, in "WINCHESTER '73" ebbe l'occasione per imporre la propria presenza, anche se in una parte relativamente piccola, comparendo accanto ad una star importante come JAMES STEWART. Negli anni seguenti, la carriera di Curtis crebbe, via via cercando soggetti di pellicole spesso impegnate, non solo destinate a ottimi incassi. Tra i primi grandi successi personali, gli avventurosi "IL MAGO HOUDINI", "IL FIGLIO DI ALì BABA'", "LO SCUDO DEI FALWORTH", "I VICHINGHI", e i drammi "TRAPEZIO", "PIOMBO ROVENTE". Infranse, ad esempio, un tabù hollywoodiano dividendo i nomi in vista sui manifesti e sui titoli con un attore afroamericano, SIDNEY POITIER, per "LA PARETE DI FANGO".  L'attore dichiarò in alcune interviste che la madre era stata spesso violenta, e il padre passivo e incapace di difenderlo. ELVIS PRESLEY copiò la sua acconciatura dopo averlo visto sullo schermo. Ha sempre avuto poca simpatia per aerei e voli di ogni tipo. E' stato un attivissimo promotore di campagne anti-fumo, e i colleghi MICHAEL CAINE e ROGER MOORE hanno rivelato che ha avuto una funzione molto importante nella loro decisione di abbandonare le sigarette, anche se non hanno mai smesso di fumare i sigari. Ha sviluppato una passione per dipingere quadri giudicati di buon livello, spesso venduti per cifre non indifferenti, e alcuni dei quali sono esposti permanentemente al museo di arte moderna a New York . Ammise che, forse, aveva avuto una sorta di dipendenza dal sesso, e che aveva avuto una relazione con una non ancor celebre MARILYN MONROE, poi reincontrata sul set di "A QUALCUNO PIACE CALDO". Con Roger Moore interpretò una serie molto apprezzata ma che ebbe relativo successo come "THE PERSUADERS-ATTENTI A QUEI DUE", divenuta poi di culto. Accettò di buon grado di essere messo in secondo piano sui manifesti e nei titoli di "SPARTACUS", rispetto a KIRK DOUGLAS, con cui aveva un buon rapporto. Avrebbe voluto il ruolo di Paul Varjack in "COLAZIONE DA TIFFANY", ma BLAKE EDWARDS, pur apprezzandolo e prendendolo in considerazione, fece scritturare per la parte GEORGE PEPPARD.  Appare nella copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei BEATLES. Il suo film preferito era "GUNGA DIN" e la sua star preferita CARY GRANT, con cui lavorò in "OPERAZIONE SOTTOVESTE". Quando CHARLTON HESTON non accettò di prendere parte a "LA GRANDE CORSA", preferendo girare "IL TORMENTO E L'ESTASI", Curtis fu abile ad accapparrarsi il ruolo. Per interpretare il killer Albert De Salvo ne "LO STRANGOLATORE DI BOSTON", studiò accuratamente l'accento di Boston, che gli risultava piuttosto ostico da adottare. Amava suonare il flauto per rilassarsi e per piacere personale. Negli anni 80 andò in un centro riabilitazione per dipendenza dalla cocaina. E' stato sposato sei volte, di cui la prima con JANET LEIGH, e ha avuto in tutto sei figli, più due adottati, tra i quali le attrici JAMIE LEE CURTIS e KELLY CURTIS: uno dei figli, Nicholas, è morto per overdose nel 1994. Per sua stessa ammissione, non ha avuto un rapporto forte con i figli, al punto da lasciar loro quasi niente del proprio patrimonio, destinando quasi per intero l'eredità alla sesta moglie, Jill Vanderberg Curtis, di 42 anni più giovane. Fu amico per tutta la vita di JULIE ADAMS e PIPER LAURIE. Nonostante sia sempre stato un liberal, e abbia sostenuto pubblicamente candidati democratici alla presidenza come Lyndon Johnson e Jimmy Carter, assieme a ERNEST BORGNINE dichiarò che non avrebbe mai guardato "I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN". Rischiò di morire di polmonite nel Natale 2006. Si spense nel 2010 per un arresto cardiopolmonare. 
COSI' PARLO' TONY CURTIS:
"Qui, in America, devi morire prima che qualcuno dica qualcosa di carino di te."
"Dipingere è la cosa più significativa che io abbia mai fatto."
"Baciare Marilyn era come baciare Hitler. Smise di essere divertente, era andata fuori registro. Fu tremendo, era come se mi soffocasse."
"Girare "A qualcuno..." fu perfetto: grandi dialoghi, recitazione vivace. BILLY WILDER fu brillante, e io e JACK LEMMON ci siamo divertiti insieme: anche se venivamo da ambienti diversi, lui educato a Harvard, colto e urbano. Ci compensavamo benissimo."

mercoledì 13 dicembre 2017

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SCAPPA- Get out ( Get out, USA 2016)
DI JORDAN PEELE
HORROR
JORDAN PEELE ha trovato ispirazione per scrivere "SCAPPA-Get out" dopo aver visto lo speciale di EDDIE MURPHY, "DELIRIOUS" del 1983: nel monologo Murphy cita diversi horror, tra cui "POLTERGEIST" e "AMITYVILLE HORROR", e Peele rimase colpito dall'osservazione secondo cui i bianchi non riescono a scappare nemmeno quando, ad esempio, è accertato che ci sia uno spettro intorno a loro. Anche "LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI", per via del suo protagonista afroamericano, "ROSEMARY'S BABY", per via del vicinato malefico, e  "LA FABBRICA DELLE MOGLI", per l'ambiente che cela qualcosa di malato e mortale, hanno suggerito alcune scelte al regista, già attore e qui esordiente dietro la macchina da presa: la sceneggiatura venne scritta sotto la prima amministrazione Obama, quando si pensava che l'elezione di un presidente non bianco avesse dato un colpo decisivo al razzismo americano. DANIEL KALUUYA sostenne un provino per un ruolo secondario, ma il regista rimase colpito dal fatto che, ripetendo cinque volte una scena in cui il personaggio doveva piangere, il giovane aveva cominciato a lacrimare sempre nello stesso esatto punto, e gli affidò così il ruolo principale, per cui inizialmente Peele aveva pensato a Eddie Murphy, scartando poi l'idea perchè Murphy era troppo in avanti con gli anni per essere credibile. ALISON WILLIAMS, invece, fu ingaggiata perchè al regista ricordava "quel tipo di ragazza che a scuola ti ha sempre stregato, e la ricordi negli anni seguenti". La scelta di girare in Alabama fu un'idea dell'ultimo minuto, suscitata dalla necessità di tenere bassi i costi di lavorazione: Los Angeles sarebbe costata molto di più. La canzone che c'è a inizio film, quando Chris si prepara al weekend a casa dei genitori della propria ragazza è "Redbone" di DONALD GLOVER, e la colonna sonora è interamente composta da MICHAEL ABELS, all'esordio come autore di colonne sonore. Peele aveva sentito un suo lavoro su Youtube e lo aveva scelto. La sequenza in cui Chris e Rose investono il cervo, mostra la differenza tra i due: il ragazzo è visibilmente sotto shock, e agitato per la disperazione di aver colpito l'animale, mentre la giovane non mostra alcuna compassione.Nella scena in cui Georgina è alla finestra, sta probabilmente riassettandosi per coprire i tagli delle operazioni: è per questo che Walter e Andrè non sono mai in scena senza cappello. Nel film muoiono sette persone. Questo lungometraggio è stato girato in 28 giorni. Peele aveva scritto un finale alternativo, in cui Chris viene arrestato per aver ucciso Rose e la sua famiglia: ma per istinto, scelse una conclusione non paradossalmente negativa, perchè riteneva che il pubblico avrebbe rifiutato tale finale. Al box-office ha fatto un botto, risultando nei primi dieci posti della classifica degli incassi USA per oltre due mesi. Jordan Peele è quindi il primo regista nero ad aver diretto un film che superasse i 100 milioni di dollari di introiti in patria.  Costato 5 milioni di dollari, ne ha incassati 175 negli USA, e altri 77 nel resto del mondo, totalizzando quindi 252 milioni. E' stato il secondo film prodotto dalla Blumhouse nel 2017 a diventare un campione di incassi: il primo è stato "SPLIT", e anche "AUGURI PER LA TUA MORTE" ha raggiunto cifre considerevoli negli Stati Uniti. Il regista ha fatto sapere che ci sarebbero le basi per un potenziale sequel. TODD MCFARLANE, deciso a passare dietro alla macchina da presa per realizzare un reboot del suo eroe a fumetti "SPAWN", che uscirà nel 2019, ha affermato che questo film è una delle sue ispirazioni per la storia del suo esordio come regista. La casa di produzione ha indetto una forte campagna di promozione affinchè "Scappa-Get out" possa arrivare a un buon numero di nominations presso la Academy, e potenzialmente guadagnare la candidatura quale miglior film dell'anno. 

lunedì 4 dicembre 2017

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AMERICAN PIE ( American pie, USA 1999)
DI PAUL E CHRIS WEITZ
COMMEDIA
Lo sceneggiatore ADAM HERZ scrisse il copione di "AMERICAN PIE" in sei settimane. Per ispirarsi guardò ripetutamente "PORKY'S-Questi pazzi, pazzi, pazzi porcelloni" e "BACHELOR PARTY-Addio al celibato" per studiare i meccanismi di questo tipo di commedia goliardica con molte gags inerenti al sesso e alla carica ormonale dei giovanissimi. Quando Herz presentò la sceneggiatura a varie case di produzione, lo script era intitolato "Commedia sexy per teenager senza titolo che può essere prodotta con  meno di 10 milioni di dollari che molti lettori odieranno, ma che probabilmente amerai": poi cambiò in "East Great Falls High", successivamente "Great falls", per giungere al titolo definitivo. L'acronimo "MILF" è divenuto popolare dopo questo film, ma, al contrario di come credono in molti, non venne inventato qua: circolava su Internet fino dal 1995. A 26 anni, JOHN CHO era il più anziano del cast tra i maschi ad interpretare un teenager, mentre, tra le donne, la palma andava alle ventiquattrenni SHANNON ELIZABETH e  ALYSON HANNIGAN. JASON BIGGS, per girare la scena in cui Jim corre verso casa, ebbe un malore per il caldo, e la troupe fece mettere del ghiaccio sotto la sua maglietta per abbassargli la temperatura, portando poi l'attore da un medico. Alla Hannigan venne offerta dapprima la parte di Heather, ma quando l'attrice lesse la sceneggiatura, chiese di interpretare Michelle: Heather fu assegnata allora a MENA SUVARI. Nella scena in cui Heather canta, è la stessa Suvari a farlo, senza doppiaggio. Anche ELIZHA DUSHKU venne presa in considerazione per essere inserita nel cast. Quando sostenne il provino, Alyson Hannigan aveva un'assoluta urgenza di andare...a far pipì alla toilette, ma il suo nome venne chiamato proprio mentre stava per entrare in bagno: fu la carica di energia che mise nel leggere le battute, per poter tornare via a convincere i produttori a scritturarla. Per SEANN WILLIAM SCOTT fu il film d'esordio. Ricevette 8,000 dollari come compenso. La "birra truccata" che Stifler beve era birra con chiare d'uovo dentro. Sia Scott che CHRIS KLEIN non avevano la minima idea di come si giocasse a lacrosse prima di girare questo film. A EUGENE LEVY venne detto che poteva improvvisare buona parte delle sue battute, e la cosa è evidente nella sequenza in cui il padre di Jim, interpretato appunto da Levy, parla al ragazzo di un'orgia gigante, suscitando una risata non trattenuta di Biggs. Biggs dovette girare senza controfigura la scena "sexy" in cui viene sorpreso da Shannon Elizabeth in pieno autoerotismo: il suo "doppio" aveva nascosto alla produzione di avere una cicatrice sul ventre e venne licenziato per questo. Nello script c'era una scena, che non venne filmata, in cui il fratello minore di Jim lo "sorpassa" perdendo la verginità prima di lui. Sull'onda del successo di questa pellicola, Shannon Elizabeth accettò di posare nuda su "Playboy", rimpiangendo anni dopo di averlo fatto, in un'intervista. Venne stimato che, nell'Estate 1999,"American pie",  assieme a "SOUTH PARK-Il film", furono i due titoli con divieto che ebbero più spettatori di età minore a quella richiesta alla cassa. Sia gli esterni che gli interni furono girati a Long Beach, in California, tra il Luglio ed il Settembre del 1998. Costò 11 milioni di dollari, e ne incassò 103 negli Stati Uniti, ed altri 132 nel resto del mondo, generando un incasso totale di 235 milioni. Ha avuto tre sequels, ed un paio di spin-off. 

martedì 28 novembre 2017

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FLASH GORDON ( Flash Gordon, USA 1980)
DI MIKE HODGES
FANTASCIENZA
Non è un mistero che la serie su Flash Gordon, composta da brevi film, con protagonista BUSTER CRABBE, abbia influenzato GEORGE LUCAS nel comporre il suo universo di "STAR WARS": il fatto che FEDERICO FELLINI, il quale aveva messo mano alla serie di animazione realizzata nel periodo appena dopo la II Guerra Mondiale, avesse opzionato i diritti per realizzare una pellicola sull'eroe dei fumetti di fantascienza, spinse ancor più Lucas a creare "STAR WARS-EPISODIO IV:UNA NUOVA SPERANZA". DINO DE LAURENTIIS acquistò i diritti del fumetto, e commissionò al suo sceneggiatore di fiducia a Hollywood, LORENZO SEMPLE jr., lo script: dopo un "no" di Fellini, il produttore contattò SERGIO LEONE per affidargli la regia, ma Leone, dopo aver letto il copione, disse che non era fedele allo spirito del fumetto, e declinò l'offerta. Il tycoon puntò allora su NICOLAS ROEG, che accettò: la sua versione della pellicola avrebbe contemplato DEBORAH HARRY nel ruolo della principessa Aura, e KEITH CARRADINE in quello di Ming. Roeg, però, ebbe molte discussioni con De Laurentiis sulla linea da dare ai personaggi ed al film: il regista vedeva Flash Gordon più come una sorta di messia, che un eroe atto a combattere e a cercare di sopravvivere a mostri e nemici, e abbandonò il progetto. Quando si arrivò a MIKE HODGES, era l'ottavo regista contattato. Su Semple jr. vennero fatte diverse pressioni affinchè la sceneggiatura contenesse molta ironia, e lo sceneggiatore eseguì, ma controvoglia: anni dopo, dichiarò che era stato "un terribile errore" improntare il film in quella direzione, con troppi soldi investiti in "qualcosa di mai veramente definito", perchè De Laurentiis voleva che Flash Gordon fosse al cinema molto comico, tradendo l'originale dei fumetti. Semple jr. definì la lavorazione "andata completamente fuori controllo".  Per interpretare Flash Gordon, De Laurentiis voleva KURT RUSSELL, che si disse non interessato, trovando l'eroe senza gran personalità. ARNOLD SCHWARZENEGGER sostenne un provino, che non andò a buon fine per via del suo marcato accento austriaco, che non lo rendeva credibile come americano puro. Venne scelto, infine, SAM JONES dopo che lo aveva suggerito a De Laurentiis la suocera, avendolo visto nel gioco televisivo "THE DATING GAME".  L'idea di Dale che si improvvisa cheerleader durante il combattimento di Flash che carica i nemici come un giocatore di football americano fu un'idea di MELODY ANDERSON. Data la sua notevole altezza ( 1, 91 m) Sam Jones coreografò personalmente le proprie scene di combattimento, per rapportarsi meglio con gli stuntmen. Per il ruolo del dottor Zarkov venne considerato DENNIS HOPPER, ma la parte andò a TOPOL. Nella sceneggiatura era prevista una scena onirica, in cui Dale si tramutava in un ragno gigante: Melody Anderson passò sei ore al trucco, con occhi finti e altri orpelli, con un copricapo che pesava una decina di kilogrammi, ma quando Mike Hodges arrivò e la vide, le disse "Bellissimo, ma non posso girare questa scena: non c'entra niente con il resto della storia!". JOHN HOLLIS impersona uno degli Osservatori di Klytus, con due sole battute: ne "L'IMPERO COLPISCE ANCORA" l'attore interpreta l'aiutante di Lando Carlissian con un dispositivo sul retro della testa, sotto le orecchie. Il salto finale di Flash Gordon verso l'obiettivo della macchina da presa, invece, fu un'iniziativa di Sam Jones, perchè tra il regista e gli sceneggiatori, nessuno aveva idea di come far finire il film. Il bruno Sam Jones tinse i propri capelli di biondo, e la bionda Melody Anderson venne resa mora: gli occhi di Flash Gordon avrebbero dovuto essere azzurri, ma Jones li aveva marroni, e non poteva portare lenti a contatto colorate. Il costume di Ming pesava oltre 30 kilogrammi, e Max Von Sydow poteva indossarlo solo per pochi minuti. I simboli di Ming richiamano chiaramente, con compasso e squadra, temi massonici: pure la gestualità di Von Sydow nel corso della pellicola rimandano alla massoneria. Gli attori e comparse che impersonavano gli Uomini Falco non potevano sedersi, per non ferirsi alla schiena con i costumi. Mike Hodges avrebbe voluto affidare la colonna sonora del film ai PINK FLOYD, ma in produzione non furono d'accordo. Dino De Laurentiis non aveva mai sentito parlare in vita sua dei QUEEN: i produttori esecutivi contattarono la band per commissionare la colonna sonora nel 1979, e FREDDIE MERCURY e gli altri componenti si dissero da subito interessati. Il loro manager combinò un incontro con De Laurentiis, che gli chiese che tipo di musica suonassero i "Queens"..... La fotografia fu firmata dal veterano inglese GILBERT TAYLOR, il quale aveva diretto già quella di "Guerre stellari", nel 1977; la particolarità di dare una tonalità sognante, morbida enfatizzava l'elemento fantastico, grazie a filtri speciali. Gli effetti psichedelici di Mongo vennero realizzati facendo ruotare taniche di acqua e coloranti fosforescenti attorno a luci. Nei fumetti, Gordon è un campione di polo, ma nel 1980 questo sport era molto meno popolare, e venne optato per farne un campione di football americano. La maglietta con il fulmine di Flash Gordon è un regalo di una fan, nei fumetti, e lui continua a indossarla, sperando di potere reincontrare la donna. Nei fumetti, Kala era il nome del re degli uomini-squalo del mondo sottomarino di Mongo, e non la generalessa dall'improbabile accento tedesco impersonata da MARIANGELA MELATO. Sam Jones ebbe un forte diverbio con Dino De Laurentiis per pagamenti secondo l'attore non riscossi, e si rifiutò di ridoppiarsi in studio di registrazione. Quasi tutte le sue battute sono state doppiate. Tutti gli interpreti firmarono per eventuali seguiti, che, dato il relativo insuccesso del film, non sono mai stati realizzati. Intervistato, Mike Hodges definì tutte le problematiche occorse alle riprese, come "la più grossa improvvisazione cinematografica da 27 milioni di dollari mai realizzata". Uno dei grossi problemi sul set fu la barriera linguistica di una troupe divisa tra italiani e americani. In USA incassò meno di 30 milioni di dollari, nonostante un battage pubblicitario imponente. Ai BAFTA ottenne due candidature, per la colonna sonora dei Queen e per la direzione artistica ed i costumi di DANILO DONATI. Un fiasco, e per molti uno dei più brutti film tratti dai fumetti: tuttavia, negli anni è divenuto oggetto di culto per molti altri spettatori. 

mercoledì 22 novembre 2017

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OCCHI DI LAURA MARS
( Eyes of Laura Mars, USA 1978)
DI IRWIN KERSHNER
THRILLER
Fu il primo lavoro che JOHN CARPENTER realizzò per un grosso studio hollywoodiano, il soggetto di "OCCHI DI LAURA MARS", inizialmente intitolato solo "Eyes"; la Columbia Pictures commissionò a Carpenter la sceneggiatura, da scrivere assieme a DAVID ZELAG GOODMAN: vennero cambiati sia l'identità di chi uccide, il finale e alcuni passaggi della storia. A dirigere il film, che, per espressa definizione di chi lo ha scritto, era una sorta di adeguamento per l'America del thriller all'italiana, di cui DARIO ARGENTO era la figura di maggior spicco, doveva essere LINDSAY ANDERSON, che però si defilò perchè trovava lo script orripilante: dopo l'abbandono del set da parte di MICHAEL MILLER, che entrò in conflitto con la produzione per divergenze creative, fu scelto quindi IRWIN KERSHNER, che veniva dal discreto successo di "S.P.Y.S.", parodia dei film di spionaggio. Anche per il ruolo principale, la fotografa di moda Laura Mars, che possiede il non voluto dono di "vedere" quel che un assassino compie, inizialmente sembrava certo che fosse BARBRA STREISAND a rivestirlo, poi fu invece FAYE DUNAWAY a ottenerlo: la Streisand, tuttavia, incise il brano portante della colonna sonora, "Prisoner". E' l'unica volta in cui la cantante/attrice ha dato una sua canzone ad un film che non interpretava. TOMMY LEE JONES scrisse personalmente il monologo del personaggio, anche se fu attribuito per lungo tempo al regista della pellicola. Per mantenere la segretezza della trama, e soprattutto della soluzione del mistero, il produttore JON PETERS impose la massima chiusura del set, e minacciò troupe e cast di licenziamenti in caso di diffusione di particolari della sceneggiatura. Con la Dunaway Peters ebbe un rapporto teso e non semplice: tra l'altro, la star aveva, nel periodo delle riprese, una relazione con il fotografo inglese TERRY O'NEAL, che le insegnò molte cose sulla fotografia professionistica, e successivamente i due si sposarono, per poi divorziare tempo dopo. In più, la Dunaway visitò diversi fotografi tra i più famosi negli USA per documentarsi sul mondo della fotografia. La sequenza in cui Laura scatta foto a modelle sullo sfondo di auto in fiamme venne girata al circolo Columbus, a New York City: occorsero quattro giorni per realizzarla. La Dunaway, nel film, usa una Nikon FM. Alcune foto realizzate dal personaggio principale vennero invece "prestate" da HELMUT NEWTON e REBECCA BLAKE. Il personaggio di Laura Mars viene citato nella canzone di TORI AMOS "Gold dust", nel 2002. Le riprese durarono 56 giorni, dalla fine di Ottobre  alla fine di Dicembre 1977. Costato 7 milioni di dollari, ne incassò 20 solo negli USA.

martedì 21 novembre 2017

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GLI AMMUTINATI DEL BOUNTY 
( Mutiny on the Bounty, USA 1962)
DI LEWIS MILESTONE
AVVENTURA
Nel 1958, la MGM annunciò una nuova versione del romanzo "L'AMMUTINAMENTO DEL BOUNTY", indicando JOHN STURGES quale regista, SPENCER TRACY nel ruolo del capitano Bligh, BURT LANCASTER in quello di Fletcher Christian, e MONTGOMERY CLIFT in un'altra parte. Quando il progetto divenne effettivo, fu CAROL REED a essere incaricato della regia. MARLON BRANDO rifiutò per due volte sia l'offerta di interpretare Christian, che Bligh. Quando poi accettò di interpretare il ribelle Fletcher Christian, la star ebbe il via dalla Metro di poter portare ogni idea, per stravagante che fosse, sul set: tra i capricci, quello di organizzare una festa a Tahiti con un aereo carico di casse di champagne, tacchini e prosciutti. Brando, per interpretare questo lungometraggio, disse di no a "LAWRENCE D'ARABIA"RICHARD HARRIS accettò di prendere parte al lungometraggio come non protagonista, pur di avere l'occasione di lavorare con Marlon Brando, di cui era accesissimo fan: l'atteggiamento sgradevole di Brando durante le riprese fece crollare la sua ammirazione per il collega. In interviste successive Harris definì il periodo della lavorazione di questo film "un incubo", e "un totale disastro fottuto":dal disagio provato durante le riprese, Harris disertò la prima della pellicola.Dopo la presa in considerazione di JACK HAWKINS per il ruolo, si puntò suTREVOR HOWARD, il quale era molto riluttante ad interpretare Bligh, perchè si sentiva troppo vecchio per il ruolo: infatti, l'ufficiale ( in realtà tenente, e non capitano, come nei film sulla faccenda) era trentacinquenne all'epoca dell'ammutinamento. Alla fine della travagliata lavorazione, Howard confessò che avrebbe preferito non accettare di partecipare al film. HUGH GRIFFITH fu licenziato, perchè il suo alcolismo era divenuto ingestibile: per questo il suo personaggio sparisce per grosse parti della pellicola. Inoltre, venne considerato così male dalla produzione, da non venire convocato nemmeno per girare le ultime sequenze. Reed si scontrò con la produzione, e con Brando fin dall'inizio della lavorazione: la versione di Bligh e Christian mise in disaccordo da subito il regista e la star, e la scelta di Carol Reed di omettere parti dello script che non approvava, fece andare su tutte le furie alcuni dei produttori esecutivi, che gli imposero di realizzarle. Quando la tensione con il protagonista fu alle stelle, Reed contattò il capo dei produttori esecutivi SOL SIEGEL, per far licenziare Brando, dimostrando che aveva in pugno le redini del film: Siegel fece invece fuori lui, per non perdere la proficua presenza del divo. Quando Richard Harris venne a sapere del licenziamento di Reed, borbottò "Adesso siamo nelle mani dei fottuti filistei.". Venne ingaggiato così il veterano LEWIS MILESTONE, il quale, però, dette fin troppa corda a Brando, che usurpò molto potere; per esempio, i cameramen davano retta alla star, e non al regista, quando si trattava di interrompere la ripresa di una scena. Milestone, a sua volta, considerò di lasciare il progetto, ma da professionista, non volle arrecare un danno alla MGM. Inoltre, Brando spesso sul set, di fronte a tutti, lo definiva obsoleto, senile, e senza verve: ogni volta che Milestone si alterava, e minacciava di voler lasciare il film, Brando lo convinceva che stava solo scherzando, e lo calmava. Di fatto, Milestone, dopo questo, non avrebbe mai più diretto alcun film: si limitò a girare qualche episodio di serial televisivi. Dopo la lavorazione, il regista concesse un'intervista al Saturday Evening Post, intitolata "The mutiny of Marlon Brando", nella quale Milestone accusava la star di aver rallentato la realizzazione del film, fatto lievitare il budget (secondo lui di 6 milioni di dollari), e per tutta risposta Brando contattò i capi della produzione per perseguire la testata giornalistica per calunnia. Marlon Brando rallentò anche le riprese, ad ogni scena chiedendo al regista dettagli sulle battute, e sui passaggi dello script. Il finale del film venne suggerito da BILLY WILDER, approvato da Brando e girato da GEORGE SEATON. Marlon Brando conobbe TARITA, sua futura sposa, durante la lavorazione del film:la istruì personalmente sulle sue battute da recitare. Quando Richard Harris si presentò in hotel, l'addetto alla reception lo salutò chiamandolo "Mr.Harris", e quando l'attore chiese come lo avesse riconosciuto subito, spiritosamente il receptionista indicò la bottiglia di bourbon che l'altro impugnava, definendolo "il suo bagaglio a mano". Pare che uno dei più forti motivi dell'ammutinamento, fosse l'atteggiamento rigido di Bligh, di essere sempre convinto della propria ragione, e della mancanza di tatto che lo portava a irridere o criticare duramente gli ufficiali sottoposti di fronte all'equipaggio, denigrando la loro autorevolezza e le gerarchie. La produzione fu funestata anche da un forte maltempo, con uragani e violenti rovesci. Brando si presentò alla prima a New York con tanto di uniforme marinara, e venne fischiato copiosamente e sbertucciato, mentre Howard venne largamente applaudito: in particolare, a Brando venne contestato l'accento inglese, per i presenti in sala ridicolo. L'arrivo del Bounty a Tahiti venne girato nel luogo in cui effettivamente il bastimento giunse nel 1788: vennero utilizzate 600 comparse locali per girare la sequenza. Girare la scena in cui Christian colpisce Mills non fu semplice: Brando colpì debolmente Harris, che grugnì ironicamente e lo irrise facendo un gesto di resa levando un braccio, facendo irritare l'altro. Il quale ritentò, ma ancora troppo piano, e Harris lo incalzò "Andiamo ragazzone, perchè non mi dai un cazzo di bacio e la chiudiamo qui?!?". Livido di rabbia, Brando sbiancò, e Harris, non pago della burla, gli dette un bacio sulla guancia, lo abbracciò e gli disse "Vuoi ballare?": fu troppo per Marlon, che lasciò furibondo la scena. Durante le riprese di un'altra sequenza, ripetuta una dozzina di volte, Brando si scocciò e disse che non aveva più voglia, bofonchiando che non avrebbe funzionato e allontanandosi dal set: Richard Harris, allibito, gli sbraitò dietro: "Accidenti a te! Ma chi cazzo pensi di essere? Guardami! Recita!". I rapporti tra Brando e Harris si erano così deteriorati, che per girare di nuovo il finale, l'irlandese si rifiutò di stargli accanto: così, aiutati dal montaggio, Harris recitò le sue battute a un ceppo d'albero. Per girare tale scena, Brando adottò uno stratagemma che avrebbe usato anche più tardi, in carriera: fece attaccare in fronte ad una delle comparse un foglietto con le sue battute da dire. Tra le numerose "stranezze" di Brando durante le riprese, ci fu la provocazione di questi verso Howard: non solo spesso improvvisava le proprie battute, mandando in confusione l'altro attore, ma si infilava del cotone nelle orecchie, per non sentire le battute dell'altro e irritarlo ulteriormente. Più basso di Howard, Brando indossò scarpe con tacchi per essere alto come il partner. Con tutti gli inglesi del cast, Brando ebbe un rapporto al limite dell'ostile: i britannici presero male i forti ritardi della star americana sul set, la tendenza a cambiare del tutto registro recitativo ad ogni ripetizione. In un'occasione, per corteggiare alcune donne di Tahiti, Brando ignorò volutamente le chiamate della regia sul set per avviare una ripresa. Quando si decise a presentarsi, Howard in segno di protesta lasciò a propria volta il set. Una mattina, Trevor Howard era introvabile, e, dovendo girare una scena che lo includeva, venne cercato dalla polizia: fu ritrovato ad un molo, due ore dopo, ancora sbronzo della notte precedente. Ciononostante, sul set recitò in maniera impeccabile. Howard, intervistato, a proposito di Brando, lo definì ridicolo, non professionale, e che avrebbe trasformato un santo in un diavolo in un batter d'occhio. Dopo la fine della lavorazione, Marlon Brando scrisse una lettera a Trevor Howard, scusandosi per il comportamento tenuto durante le riprese del film: Howard gli dette mano nel vincere una causa contro un giornale inglese che aveva pesantemente attaccato Brando durante la lavorazione, e i due tornarono insieme in un film, in "MORITURI". Nelle ultime tre settimane di lavorazione, Brando volle andare ad alloggiare in una villa abbandonata, 45 kilometri più distante di prima dal luogo delle riprese; la produzione spese migliaia di dollari per rendere abitabile la vecchia villa per il divo. Alla fine del film, la nave avrebbe dovuto bruciare: Brando disse ai produttori che se ciò fosse accaduto, avrebbe abbandonato il film. Così venne costruita una versione più piccola del "Bounty" e le venne dato fuoco. Durante le riprese di questa pellicola, Marlon Brando cominciò a prendere peso in maniera preoccupante, e più di una volta i costumi di scena gli si strapparono. La star si innamorò di Tahiti, il fatto di non essere riconosciuto in giro, e le attenzioni delle donne locali, lo stregarono. Per girare le scene della morte di Christian, dopo essere rimasto pesantemente ustionato, Brando, per simulare la sofferenza, si sdraiò su del ghiaccio coperto da stoffa: potevano fare tre soli ciak per volta, per non fare assiderare la star, la cui pelle diventava blu dopo un pò. Uno dei motivi di critica da parte della stampa verso questo lungometraggio, fu che il compenso stratosferico percepito da Marlon Brando, 1 milione e 250,000 dollari,  mandò fuori budget la produzione ( un pò come capitò a ELIZABETH TAYLOR in "CLEOPATRA"). Delle tre versioni del "Bounty", questa è la meno storicamente accurata. La nave costruita per "essere" il Bounty andò a fondo il 29 Ottobre 2012 nel corso dell'uragano "Sandy"al largo della costa Est degli USA, imbarcando acqua fino a cedere e affondare: morirono in due dell'equipaggio, il capitano Robin Walbridge e Claudene Christian, discendente di Fletcher Christian. Costruita per rappresentare il "Bounty", fu la prima nave in pratica veramente tale, e non uno scafo vuoto, messa su per le riprese di un film: durante le riprese, rischiò l'affondamento, perchè sovraccarica degli equipaggiamenti per girare. Per quasi tre decadi fu esposta a St. Petersburg, in Florida: fu presente anche in "L'ISOLA DEL TESORO""PIRATI DEI CARAIBI: LA MALEDIZIONE DEL FORZIERE FANTASMA". In pratica, il carattere sempre più fuori controllo di Marlon Brando, che segnò profondamente la lavorazione de "I DUE VOLTI DELLA VENDETTA" e questa pellicola, incrinò la stella dell'attore, per tutti gli anni Sessanta, fino alla rinascita del 1972, con "ULTIMO TANGO A PARIGI" e "IL PADRINO". Il lungometraggio costò infine diciannove milioni di dollari, corrispondenti, più o meno, a 145 milioni odierni: in patria incassò 13 milioni, cifra inferiore alle aspettative. Nonostante il mancato rientro nei costi, fu un film di impatto: UWE BOLL, addirittura, decise che avrebbe fatto cinema dopo aver visto questo lungometraggio. Agli Oscar ebbe sette nominations, tra le quali miglior film, fotografia, colonna sonora. Tre invece le candidature ai Golden Globes, per il miglior film drammatico, la migliore interpretazione femminile (Tarita) e miglior colonna sonora originale. 

giovedì 9 novembre 2017

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BRAVADOS ( The Bravados, USA 1958)
DI HENRY KING
WESTERN
"BRAVADOS" fu l'occasione per HENRY KING e GREGORY PECK di tornare a lavorare insieme dopo "DUELLO AL SOLE". Peck ammise nelle interviste di sentirsi un pò a disagio nell'interpretare un personaggio fortemente negativo. Per lui era una pellicola metaforica, da considerarsi come un vivo attacco al maccartismo, contro cui si era speso molto come figura di peso a Hollywood. Durante le riprese, Gregory Peck si innamorò della vita da cowboy, al punto, quando la lavorazione si concluse, da acquistare un ranch nei pressi di Santa Barbara, in California, con 6000 capi di bestiame. Tra le cose curiose, l'interpretazione di LEE VAN CLEEF nei panni di un uomo che viene braccato per aver ucciso la moglie di un altro, e che conserva la foto di lei in un orologio: sette anni dopo, in "PER QUALCHE DOLLARO IN PIU' ", avrebbe impersonato il colonnello Mortimer, che dà la caccia al fuorilegge Indio, che gli ha ucciso la sorella, di cui conserva una foto nell'orologio da taschino che porta con sè. E' uno dei classici del western anni '50.