sabato 12 novembre 2016

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IL CODICE DA VINCI ( The Da Vinci code, USA 2006)
DI RON HOWARD
THRILLER
Quando uscì, nel 2004, "IL CODICE DA VINCI" di DAN BROWN divenne immediatamente un best-seller internazionale, ed un vero e proprio caso letterario: il creatore della serie tv "24", JOEL SURNOW riteneva che il romanzo costituisse un ottimo canovaccio per il terzo anno della serie, e chiese a BRIAN GRAZER, il suo produttore, di acquisirne i diritti. Ma Brown non fu d'accordo, perchè voleva cedere i diritti per farne un film. La Sony-Columbia Pictures si mosse per acquistarli, pagandoli 6 milioni di dollari, e proprio a Grazer delegò l'allestimento della pellicola. Per dirigere il film, venne scelto RON HOWARD, il quale avrebbe voluto dare la parte di Harry Langdon a BILL PAXTON, che si disse molto interessato, ma aveva già diversi impegni contrattuali e non poteva liberarsi in tempo per girare questo film. Salì la candidatura, allora, di RUSSELL CROWE, anche se furono presi seriamente in considerazione anche HUGH GRANT, HUGH JACKMAN, PIERCE BROSNAN e GEORGE CLOONEY, però infine prevalse l'antica amicizia di Howard con TOM HANKS, che accettò di buon grado l'offerta del ruolo di Langdon. Per interpretare Sophie, si candidarono JULIE DELPY e KATE BECKINSALE, con molta insistenza da parte della prima: Howard aveva tuttavia in mente AUDREY TAUTOU, che non era mai disponibile per un'audizione, e non era molto convinta della parte, perchè il divario d'età con Tom Hanks era troppo ampio, per lei. Dopo che SOPHIE MARCEAU, VIRGINIE LEDOYEN, JUDITH GODRECHE e LINDA HARDY ebbero sostenuto un provino, il regista non si dette per vinto, e dopo qualche resistenza, la Tautou accettò di recitare nel film. Quando sostenne il provino, per essere sicura del fatto che si trovasse accanto proprio a Ron Howard e Tom Hanks, la Tautou volle scattare foto con i due e poi le mostrò a casa e agli amici. Secondo JEAN RENO, intervistato, Brown avrebbe scritto il personaggio Bezu Fache con lui in mente. L'attore danese THURE LINDHART era stato per lungo tempo favorito per interpretare Silas, il sicario albino, ma quando Howard ed i produttori lo incontrarono di persona, pensarono che fosse troppo giovane per il ruolo, e così venne scritturato PAUL BETTANY, dopo l'emergere delle candidature di CHRISTOPHER ECCLESTON e INGVAR EGGERT SIGUROSSON. Tuttavia, Lindhart venne ingaggiato nel capitolo seguente delle avventure di Harry Langdon. Per proteggere al meglio sia il fabbricato, che le opere dentro contenute al Louvre, con l'aiuto del governo francese, venne scelto di effettuare le riprese fuori e dentro al museo, solo di notte, lasciando che si svolgessero le funzioni dell'edificio nel normale corso diurno: le sequenze con le scritte con il sangue, furono girate ai Pinewood Studios in Inghilterra, e per non sciupare con le luci la "Gioconda", vennero utilizzate cinque copie del dipinto. Nella cappella Rosslyn, uno dei gargoyle che Sophie ha vicino è modellato sul volto di Ron Howard. L' abbazia di Westminster rifiutò di collaborare con la produzione, perchè il libro di Brown non era gradito: le riprese di fronte a tale edificio furono allora effettuate davanti alla cattedrale Lincoln, nell'Inghilterra orientale. Ron Howard e Brian Grazer ricevettero un invito dal presidente francese dell'epoca delle riprese, Jacques Chirac, al palazzo presidenziale: invece di incontrare una delegazione, come si aspettavano, che li avrebbe formalmente e brevemente accolti, trovarono invece Chirac, che li ricevette per un'ora e mezza, fornendo assistenza per le riprese al Louvre, proponendo, tra l'altro, un'amica della figlia, attrice, per il ruolo di Sophie. La richiesta....non venne accolta. Nel film non viene mai specificato, ma sia nel romanzo, che nei due film seguenti questo, Harry Langdon ha un orologio con sopra Topolino, a cui è molto attaccato: è possibile vederlo quando Langdon è nel cellulare della sicurezza. Il grosso della vicenda, escludendo i flashbacks e l'epilogo parigino, si svolge in meno di 24 ore narrative.  Dato che non era certo che il film diventasse un campione d'incassi, venne realizzato come fosse un'opera singola, e non un capitolo d'apertura di un'eventuale serie: infatti non viene fatta menzione alcuna alla storia con Harry Langdon protagonista che precedette "Il codice Da Vinci", "ANGELI E DEMONI": quando questo film incassò molto, entrò subito in produzione un adattamento anche dell'altro romanzo, che però divenne, al cinema, un seguito, e non un antefatto. Per le musiche, Howard dovette rinunciare alla collaborazione di JAMES HORNER, da tempo suo collaboratore abituale: questi aveva già preso impegni per musicare "THE NEW WORLD", e così fu HANS ZIMMER che compose la colonna sonora. Quando il film venne presentato, fuori concorso, a Cannes, aprendolo, Brian Grazer cancellò 27 interviste fissate, per attenuare le polemiche sorte intorno al lancio della pellicola. L'uscita del film causò proteste da parte di gruppi cristiani tra i più conservatori: in India, ad esempio, slittò di qualche tempo. Ron Howard fu candidato a un Razzie Award per la regia ( i premi-beffa opposti all'Oscar, per i peggiori lavori cinematografici dell'anno), ma non vinse. Costato 125 milioni di dollari, ne incassò 217 nei soli USA, ed altri 539 nel resto del mondo, totalizzando 760 milioni. Ebbe una nomination ai Golden Globes per la  miglior colonna sonora. 

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