sabato 22 marzo 2014


L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO (I,1970)
DI DARIO ARGENTO
THRILLER
La base per l'esordio da regista di DARIO ARGENTO fu un romanzo giallo del 1953,"LA STATUA CHE URLA",di FREDRIC BROWN,curiosamente edito in Italia solo nel 1997:a BERNARDO BERTOLUCCI era stato commissionato di trarne una sceneggiatura ed un film,ma il regista emiliano probabilmente non sentiva l'operazione nelle sue corde,e fu così che contattò Argento,col quale aveva lavorato allo script di "C'ERA UNA VOLTA IL WEST",che veniva dalla critica cinematografica,e aveva scritto diversi copioni,e cercava un soggetto per esordire nella regia.Lo sceneggiatore romano in pratica rimodellò il racconto,mantenendo,più che altro,lo spunto del romanzo originario (un maniaco che uccide giovani donne molto belle,sfregiandole poi,un giornalista indaga inizialmente quasi per caso,e un ruolo cruciale nello scioglimento dell'enigma sarà appunto una statua che rappresenta un essere umano che urla),appassionandosi alla nuova versione del plot:la sceneggiatura venne proposta con entusiasmo da Dario Argento a vari produttori,ma c'era il rischio che venisse affidata a sceneggiatori più conosciuti,e fu così che il futuro regista mise su,assieme al padre Salvatore,la "SEDA Spettacoli",piccola casa di produzione per far partire il progetto.Venne stipulato un accordo per distribuire il lungometraggio con la Titanus,e cominciarono le riprese,nel Settembre del 1969.Il budget non era alto,e così la lavorazione dovette tener conto di sprecare meno pellicola possibile,e di contenere comunque al massimo i costi.Dopo una settimana di riprese,GOFFREDO LOMBARDO,produttore esecutivo della Titanus,era deluso dal lavoro del giovane neoregista,visionando i quotidiani del film,e voleva silurarlo,per sostituirlo con FERNANDO BALDI:intervenne il padre,Salvatore,che si recò negli uffici della casa di produzione per convincere Lombardo a lasciar proseguire il lavoro al figlio,e incontrò la segretaria di produzione visibilmente tesa.La donna disse che aveva visto delle scene del film,e ne era rimasta molto impaurita:Salvatore Argento,allora,fece parlare la segretaria con il produttore,che decise allora di non sostituire Dario alla regia.Un'altra difficoltà sorse nei rapporti poco cordiali tra il regista ed il protagonista TONY MUSANTE:attore venuto dal Metodo,Musante era uso chiedere continue informazioni ai registi,su come interpretare il personaggio,e alle risposte seccate di Argento,le relazioni tra i due si fecero assai scontrosi,al punto da far sì che l'interprete promettesse al director che,non appena si fossero concluse le riprese,gli avrebbe messo le mani addosso.E lo stesso Argento raccontò che si era chiuso in casa,una volta,vedendo Musante che lo aspettava fuori da casa sua,spiandolo dalla finestra finchè l'attore italoamericano non desistette dall'iniziativa!Cinefilo incallito,Argento si era ispirato ad alcuni film di MARIO BAVA sia nello scrivere,che dirigendo il suo film,soprattutto a "SEI DONNE PER L'ASSASSINO".Girando per Roma,il regista si imbattè in REGGIE NALDER,caratterista americano che aveva interpretato il sicario in "L'UOMO CHE SAPEVA TROPPO":riconosciutolo,il giovane director gli chiese se poteva partecipare al suo lungometraggio,e gli fece interpretare l'inseguitore di Sam Dalmas con il giubbino giallo.Un'altra citazione fu la tecnica di ripresa che riguarda la scena della caduta dalla finestra del marito di Adriana,Alberto Ranieri,rimandante a quella del suicidio della protagonista di "IO LA CONOSCEVO BENE".Per realizzare la sequenza,dal punto di vista dell'uomo che cade,venne veramente scaraventata una macchina da presa da un piano alto di un palazzo:l'attrezzo si spaccò,ma la pellicola non subì particolari danni.L'animale del titolo,definito nel corso del racconto "Hornitus nievalis",non esiste nella realtà;venne ripresa una gru coronata per rappresentare il volatile grazie al cui suono è possibile una svolta nell'investigazione.Quando il film uscì nelle sale,a Febbraio 1970,nei cinema del Nord Italia non ricevette particolare accoglienza,e la cosa deluse notevolmente Argento:come per un altro "caso" cinematografico italiano,fu l'audience di Firenze a cambiare le cose.Amici del regista chiamarono entusiasti Dario Argento,chiedendogli di correre nel capoluogo toscano per vedere come,al cinema Capitol,si formassero file di spettatori per andare a vedere la sua opera prima:da lì in poi,le sorti del thriller cambiarono,e lanciarono di fatto il regista romano come macchina da soldi.Successivamente,infatti,il film venne distribuito al Centro e al Sud d'Italia,con analoghi ottimi risultati,facendo sì che la pellicola venisse rieditata più volte nel corso degli anni,sempre con buoni riscontri.Nella stagione 69/70,il thriller si piazzò nella graduatoria degli incassi in Italia al tredicesimo posto,davanti a "FELLINI-SATYRICON","UN UOMO DA MARCIAPIEDE" e "UN UOMO CHIAMATO CAVALLO".Pare che Argento abbia ceduto i diritti di sfruttamento di questo film,di "SUSPIRIA","PROFONDO ROSSO" e "PHENOMENA" a produttori americani,che vorrebbero fare dei remake:più volte annunciati,sono stati quasi sempre poi rinviati.

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